Processi migratori e meccanismi di integrazione di stranieri e italiani (1950-2014)
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IN QUESTA SEZIONE SONO PRESENTI GLI ABSTRACT DELLE PUBBLICAZIONI INERENTI AL PROGETTO SECONGEN. CLICCANDO SULL'ICONA PDF ╚ POSSIBILE SCARICARLE LA VERSIONE INTEGRALE DELLE PUBBLICAZIONI O LA SCHEDA DESCRITTIVA NEL CASO SI TRATTI DI PUBBLICAZIONI IN COMMERCIO.


Il problema è "la loro cultura"?

Maria Perino Michael Eve
in: V. Carbone, E. Gargiulo, M. Russo Spena, I confini dell'inclusione. La "civic integration" tra selezione e disciplinamento dei corpi migranti, Derive e Approdi, 2018

 

 


 

Spazi di socialità di «seconda generazione». Storie di un gruppo di amici magrebini intorno a un giardino urbano torinese

Silvia Caristia
Etnografia e Ricerca Qualitativa, 2, 2017

 

This article is part of a wider study on the life pathways of immigrants' children in Piedmont, with a specific focus on the role of social capital for the life choices and social trajectories of a group of adolescents who have few contacts with school, associations or other institutional milieus. In 2012-2013 ethnographic observation was conducted and the stories of ten young people whose parents came from Morocco or Tunisia were collected. We usually met in a public square in a run-down working class area in Turin. This square was the first place these ten youngsters met other young people when they arrived in Turin and it has become the most significant place for their socialization, identity formation and access to resources (knowledge, personal and social support and models of action). Lacking alternatives, this homogeneous and closed-in milieu has an influence on their daily life and will probably also affect their future projects, careers and life trajectories.

 


 

I documenti governativi italiani sulle seconde generazioni: il detto e il non detto,

Maria Perino Michael Eve, Enrico Gargiulo
Convegno “10 anni di Mondi Migranti”, Università di Milano 18 gennaio 2018

 

Gran parte del dibattito pubblico e molti testi prodotti dal governo italiano sembrano presupporre che i problemi associati all’immigrazione siano di natura culturale: sarebbe infatti la differenza culturale degli immigrati – e anche dei loro figli – la “sfida” che le politiche devono affrontare. Sarebbero pertanto necessarie, da una parte, misure per incoraggiare l’aderenza ai valori “nazionali” – come l’Accordo di Integrazione o altre misure di civic integration in Italia e in altri paesi europei (Suvarierol 2012; Kostakopoulou 2010; Joppke, Morawska 2003, Gargiulo 2012, 2014) – e dall’altra, interventi finalizzati a scoraggiare espressioni di intolleranza della differenza da parte dei locali. Discorsi organizzati su queste linee contribuiscono alla diffusione di una nozione di senso comune secondo la quale il mondo è costituito da un insieme di “popoli”, ognuno con la propria coerente e omogenea “cultura”, che si incontrano, si scontrano e che vogliono o non vogliono convivere. Una tale visione è stata criticata da molti autori (Wimmer, Glick Schiller, 2002, 2003; Glick Schiller, Çağlar, Guldbrandsen, 2006; Kymlicka 2015; Wimmer 2009, 2012). Le critiche evidenziano che una tale prospettiva non trova supporto empirico nelle ricerche sugli effettivi valori e quadri concettuali delle persone né in quelle sui rapporti sociali (che non rilevano solidarietà collettiva tra connazionali se non in specifiche circostanze). Infatti non si può dare per scontato che i gruppi nazionali/etnici siano realtà omogenee, costituenti della vita sociale, protagonisti dei conflitti e delle divisioni sociali, e fondamentali unità di analisi. Anche le implicazioni politiche di questa prospettiva sono state discusse (Le Bras 2017). Infatti in questo quadro la migrazione risulta una anomalia rispetto ai ‘veri appartenenti alla nazione’ definiti in termini di ‘origini’ e di una cultura nazionale descritta con riferimento al passato e l’’eterogeneo insieme di discorsi, regolamenti, leggi, disposizioni amministrative, indagini sulle migrazioni si presenta come la risposta alla necessità di gestire le differenze etniche, nazionali, culturali portate dalle migrazioni. Poiché i documenti che analizziamo sono prodotti da ministeri e enti governativi, i discorsi hanno una certa legittimità. In questo senso le distinzioni e la definizione dei ‘problemi’ da affrontare sono «istituzionalizzate» (Dahinden 2016; Levitt 2012) e possano rafforzare una prospettiva nazional-culturale (Eve e Perino 2011).

 


 

Half a century of internal and international migration: some long-term sociological consequences

Michael Eve Flavio Ceravolo
Polis, 2, (agosto) 2016.

 

The article compares internal migration to the northern Italian city of Turin in the post-war decades to the more recent international migration, and stresses the similarities of the structural condition of migrant workers and families in the two cases. Census data from 1971 to 2011 is used to show similarities in the labour market and position in the urban structure. It is shown that internal migration to Turin had long-term effects on the local structure of social stratification, not least because children of migrants were educationally disadvantaged – a disadvantage similar to that documented in many cases of international migration. The article offers explanations of this inequality in terms of conditions regularly created in labour migrations. It is argued that this approach provides an alternative, “less ethnic” approach to understanding the inequalities associated with many migration waves. Keywords: internal migration; international migration; social stratification; educational inequality; children of migrants

 


 

Migrant parents in Italy: gendered narratives on work/family balance

Arianna Santero Manuela Naldini
Journal of Family Studies, (2017)
http://dx.doi.org/10.1080/13229400.2017.1345319

 

Only recently has attention in gender studies on migration been paid to family/work reconciliation strategies. Currently, there are few studies that focus not only on the point of view of mothers, but also on broader intra-family gender dynamics, especially in countries of more recent immigration. This paper examines the work/family reconciliation ideals, plans and practices of immigrant couples from Morocco, Peru and Romania living in Italy during their transition to parenthood. We analysed in-depth interviews with migrant mothers and fathers with children under the age of 6, at different stages of the transition to parenthood. Contradictions between ideals of ‘the good father provider’ and ‘intensive motherhood’ and actual practices emerged, and gendered care narratives may be used to bridge the gap between ideals and practices. Although immigration fosters innovations and gender negotiations, the receiving context tends to hinder the emergence of less asymmetrical divisions of responsibilities for childcare and paid work. KEYWORDS: Migrant families, gender, balancing paid work and childcare, Italy

 


 

Cervelli in transito. Altri giovani che non dovremmo farci scappare

Flavio Ceravolo
Carocci Editore, 2017
http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&Itemid=72&isbn=9788843077502

 

 


 

Feminization of Moroccan immigration. Is it a reflection of the social and cultural transformations of the original community?

Nezha El Ouafi

 

 

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Una scuola di classe. Orientamento e disuguaglianza nelle transizioni scolastiche.

Marco Romito http://www.guerini.it/index.php/una-scuola-di-classe.html

 

Quali fattori condizionano la scelta della scuola superiore in Italia? quale ruolo può svolgere l'insegnamento scolastico per rendere il sistema di istruzione più equo? E' possibile che le pratiche orientative rafforzino il peso delle origini sociali sui destini educativi degli studenti?

 


 

Le vie sbagliate

Dario Basile
Edizioni Unicopli
www.edizioniunicopli.it

 

Il libro analizza le difficili vicende di adolescenti, figli della grande migrazione interna, cresciuti nelle isolate periferie di edilizia popolare di Torino. L’autore ripercorre diverse strade, che negli anni hanno acquisito una “cattiva fama” e che nella memoria collettiva sono state associate alla delinquenza minorile, alla droga, al degrado. Terre straniere in città, si potrebbe dire, abitate da tamarri, il nomignolo dispregiativo con cui vengono chiamati i ragazzi che abitano le periferie delle grandi città. I fatti narrati sono accaduti principalmente negli anni Settanta, ma capire quello che è successo ai figli dei nostri immigrati interni di ieri ci può dare qualche chiave di lettura in più per interpretare fenomeni attuali e può aiutare a contrastare questa strana idea, che affiora di tanto in tanto nel dibattito pubblico: che alcuni giovani stranieri si «comportano male» a causa del loro retroterra culturale.

 


 

Immigrant families interactions with schools. Some evidence from an Italian research

Maria Perino Enrico Allasino
in Italian Journal of Sociology of Education, 6(2), XX-XX.
http://www.ijse.eu/wp-content/uploads/2014/06/2014_2_11.pdf

 

The article examines the ability of immigrant families to interact with Italian schools, seeing this as a fundamental process of social class formation. The idea is that there are specificities due to being migrants, even apart from the “cultural” specificities usually assumed. The paper will draw on material from the ongoing research project Second Generations: Migration Processes and Mechanisms of Integration among Foreigners and Italians (1950-2010) which shows that parents and pupils have very incomplete and inadequate information of the Italian school system and of local schools. This makes information and educational advice and orientation crucial questions in the educational trajectories of children of immigrants and in the creation of class inequalities. Interviews gathered during the research also illustrate the micro mechanisms shaping school choices. We believe these micro-mechanisms influencing choices and strategies are as important as structural constraints in reproducing inequalities.

 


 

Ethnicity or migration processes?

Michael Eve Flavio Ceravolo, Maria Perino
paper presentato alla conferenza Changing population: migration, reproduction and identity University of Trento, June 3-5, 2014

 

In spite of numerous critiques of essentialism, migrants and their descendants continue to be classified primarily in terms of national origins. This is partly because public debate is framed strongly in ethnic or national terms, partly because the data is often ordered on this basis, but also because clear alternative frameworks are not available.

Yet immigration itself -independently of national origins or ethnic identification - has numerous structural consequences on immigrants and on their children, and more systematic attention to these could help provide alternative principles of classification and interpretation.

Data from the Turin Longitudinal Study (SLT), linking individual information from different census surveys (1971, 1981, 1991, 2001), will be used in the paper to illustrate regularities in different waves of the “migration process” among regional immigrants to Turin. Data analysis shows educational disadvantage among children of Southern, but also of North-Eastern, migrants, net of parents’ education, class, and number of siblings. But this is not due solely to traits inherited from “origins”: comparison over various census years shows how this disadvantage changes with migration wave and migrant “generation”.

These data give substance to the idea of “migration processes” independent of ethnic and national origin. Qualitative evidence from a research project (“Secondgen”) which compares the careers of children of regional and children of international migrants will be used to show how migration reorganize family and social networks, with consequences on childcare, school careers and patterns of marriage. This is integrated with SLT data showing patterns of urban settlement and age profiles of groups of migrants. In this way, it is argued that factors specifically tied to the migration process itself rather than to ethnicity have important sociological effects regularly structuring social relations. And that this provides an alternative framework.

 

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RAPPORTO SECONDGEN - ANALISI: L'istruzione dei figli nei progetti delle famiglie immigrate. Elementi per una comparazione tra anni Sessanta e oggi

Franco Ramella

 

 

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RAPPORTO SECONDGEN - ANALISI: Vie di radicamento e scelte di vita: migranti italiane e straniere a confronto

Anna Badino

 

 

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RAPPORTO SECONDGEN - ANALISI: Le relazioni scuola-famiglia nelle rappresentazioni dei genitori migranti

Arianna Santero

 

 

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RAPPORTO SECONDGEN - ANALISI: Effetti di origine nel sistema di istruzione piemontese

Laura Donato

 

 

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RAPPORTO SECONDGEN - ANALISI: I legami matrimoniali e di convivenza. Le pratiche transnazionali

M. Perino M. Eve, C. Bergaglio

 

 

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RAPPORTO SECONDGEN - ANALISI: Anatomia di un contesto "deviante". Reti e carriere di Fhami e dei suoi amici

Silvia Caristia

 

 

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RAPPORTO SECONDGEN - ANALISI: Giovani e vita di strada nella Torino della grande migrazione interna

Dario Basile

 

 

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RAPPORTO SECONDGEN - ANALISI: Allievi stranieri nelle circoscrizioni torinesi

Roberta Ricucci

 

 

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RAPPORTO SECONDGEN - ANALISI: I consigli orientativi agli studenti di origine straniera. Un caso a parte?

Marco Romito

 

 

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RAPPORTO SECONDGEN - ANALISI: Discorsi sulle seconde generazioni in Italia e prospettiva identitaria nazional-culturale

Maria Perino

 

 

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Sul cortile

Franco Ramella
Nota sull'articolo di Marco Romito, Crescere alle Vallette, in Polis,2, 2012

 

 

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L'ingresso precoce nell'età adulta: una lettura di genere

Anna Badino
Tratto da: Anna Badino Seconde generazioni di immigrati meridionali a Torino nel turbinio della modernizzazione. Un'analisi di genere. Tesi di dottorato in Storia Contemporanea, Cap. II

 

Capitolo II.
L’ingresso precoce nell’età adulta: una lettura di genere
Sintesi
Per i figli degli immigrati meridionali la transizione all’età adulta sembra avvenire con tempi anticipati rispetto ai coetanei di origine locale o piemontese. Diverse fonti testimoniano il fenomeno (interviste, registri scolastici, rapporti delle assistenti sociali), ed esso appare collegato a un precoce abbandono del percorso di studi. Diversa è l’esperienza di maschi e femmine in questa fase: per le seconde risulta determinante la necessità di supportare - e in alcuni casi sostituire - le madri nei lavori domestici e di cura, in assenza di una rete familiare femminile su cui contare; per i maschi il processo di precoce maturazione sembra invece legato al modello di socializzazione diffuso nell’ambiente immigrato basato sulla cultura della strada. Nella prima parte del capitolo sono analizzati alcuni casi esemplificativi dell’una e dell’altra esperienza. Le femmine si ritrovano, ancora bambine, investite di responsabilità da adulte: occuparsi dei fratelli e dei padri per permettere alle madri di conservare un lavoro regolare, o perché le madri non sono presenti sul posto. Un’assunzione di responsabilità che sembra gratificare le giovani, consapevoli di avere un ruolo cruciale nel menage familiare. Ne consegue però anche una limitata libertà di movimento nello spazio esterno alla casa. I maschi invece non vivono una simile limitazione: al contrario crescono per lo più lontano dallo stretto controllo dei genitori impegnati in attività extradomestiche o affaccendati nella difficoltosa gestione della prima fase migratoria. Il loro spazio di crescita è la strada, ambiente principalmente maschile e popolato da individui di diverse età. Qui i bambini acquisiscono presto un’aspirazione all’indipendenza dalla famiglia di origine.
La seconda parte del capitolo presenta e analizza i dati sulla scolarità elaborati con dati dello Studio longitudinale torinese (SLT). La popolazione cittadina è osservata tenendo conto dell’origine geografica. Da un lato sono messi a confronto figli di immigrati meridionali e figli di
torinesi e piemontesi; dall’altro sono confrontati i percorsi di maschi e femmine dei diversi
gruppi.
Due i risultati principali:
1) emerge un netto svantaggio nei titoli di studio per gli originari del Sud;
2) si evidenziano, all’interno di questo gruppo, significative differenze di genere. Le
femmine hanno una scolarità più lunga rispetto ai coetanei maschi. Tale risultato non è
scontato, alla luce della condizione di apparente svantaggio vissuta dalle ragazze in
famiglia: meno libere di muoversi in autonomia e gravate da maggiori responsabilità
domestiche. Nel capitolo successivo si cercherà di individuare alcune chiavi di lettura del
fenomeno.
Quanto alle differenze tra immigrati e locali nei percorsi di studio, non sembra sufficiente
ricorrere al grado di istruzione dei rispettivi genitori per poterli giustificare: a parità di titolo di
studio con i meridionali, infatti, i piemontesi e i torinesi hanno figli che più spesso investono
nell’istruzione superiore. Appare perciò opportuno concentrare l’attenzione sulle condizioni di
esistenza che caratterizzano l’esperienza migratoria e che possono condizionare le scelte nei
confronti della scuola. Questo tipo di analisi è condotta nel capitolo successivo.

 

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Percorsi di ragazze e di ragazzi: strade che si dividono nella formazione e nel lavoro

Anna Badino
Tratto da: Anna Badino Seconde generazioni di immigrati meridionali a Torino nel turbinio della modernizzazione. Un'analisi di genere. Tesi di dottorato in Storia Contemporanea, Cap. III

 

Capitolo III.
Percorsi di ragazze e di ragazzi: strade che si dividono nella formazione e nel lavoro
Per molte giovani donne meridionali la migrazione in Piemonte ha comportato profondi mutamenti nelle prospettive personali rispetto alla generazione delle madri, prolungando in modo significativo i percorsi di studio e consentendo il sorpasso dei coetanei maschi su questo terreno. Che cosa è avvenuto dunque a Torino? Quali nuove aspirazioni si sono fatte strada fra le figlie degli immigrati, come e perché?
Se si osserva da vicino l’esperienza delle ragazze di seconda generazione ci troviamo di fronte a un paradosso: apparentemente penalizzate, rispetto ai maschi, da un maggiore controllo familiare e dal fatto di essere gravate di responsabilità domestiche e di cura fin da un’età molto precoce, in realtà saranno proprio loro le più favorite in termini di mobilità sociale nella Torino degli anni Settanta. Alla base di questo risultato sembra esserci anche una diversa visione rispetto all’utilità della scuola.
I destini di maschi e femmine tendono a divaricarsi in modo sempre più netto con la fine della scuola dell’obbligo, ma con esiti imprevisti rispetto alle aspirazioni iniziali dei genitori. Nel diverso modello educativo riservato a maschi e femmine, non è raro che le famiglie privilegino l’istruzione dei figli, mentre per le figlie prevale il progetto di vederle “sistemate” nel matrimonio, nell’attesa del quale ci si aspetta che lavorino. Non è prevista, per molte di loro, l’acquisizione di un diploma. Questa disparità di trattamento può generare un desiderio di rivalsa nelle ragazze, che sembrano vedere nella scuola un mezzo di promozione sociale a cui cercare di accedere prima o poi. Ciò non avviene per i coetanei maschi, attratti dall’idea di avere un’indipendenza economica il prima possibile: è proprio nel lavoro, anche se di tipo manuale come quello dei loro padri, che ricercano e trovano le proprie gratificazioni. In questa visione non è contemplata la prosecuzione degli studi oltre lo stretto necessario. In contrasto, dunque, con le iniziali inclinazioni dei genitori, la maggior parte dei maschi abbandona quasi subito, o nemmeno inizia, la scuola superiore, mentre molte femmine faranno in modo di ritornare sui banchi di scuola anche senza il sostegno dei familiari.
Ovviamente la realtà delle famiglie immigrate non è omogenea. Non mancano casi in cui le figlie sono invitate a proseguire gli studi da parte dei genitori. Tali diverse strategie familiari si spiegano alla luce del tipo di reti sociali in cui i genitori sono inseriti. Scavando in questo tipo di storie emerge spesso il ruolo cruciale di un genitore, un parente, o un amico di famiglia che, frequentando ambienti sociali diversi da quelli operai e immigrati, sia venuto a conoscenza dell’utilità del diploma per l’accesso alle occupazioni impiegatizie.

 

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Quali coppie? I meridionali e gli altri nell'universo giovanile cittadino

Anna Badino
Tratto da: Anna Badino Seconde generazioni di immigrati meridionali a Torino nel turbinio della modernizzazione. Un'analisi di genere. Tesi di dottorato in Storia Contemporanea, Cap. V

 

Capitolo V
Quali coppie? I meridionali e gli altri nell’universo giovanile cittadino

Fino a che punto I figli degli immigrati meridionali entrano in relazione con i figli di piemontesi e torinesi?
Un modo per analizzare tale aspetto a livello statistico è quello di osservare la quantità di matrimoni “misti” che risultano dai censimenti del 1981 e 1991. Da questi dati emerge una tendenza delle seconde generazioni di immigrati meridionali a scegliere un partner di origini meridionali. Una propensione che va spiegata attraverso l’analisi dei percorsi di vita e di integrazione in città.
Le spinte familiari sembrano avere un ruolo significativo nel condizionare o indirizzare la scelta dei fidanzati. Per le figlie, non solo si aspira a un matrimonio non troppo procrastinato, ma si preferisce anche che la scelta cada su un compagno la cui provenienza sia controllabile e che dunque appartenga a un ambiente conosciuto: il paese di origine, il quartiere di residenza, la cerchia delle frequentazioni familiari. Da parte loro, ragazze e ragazzi hanno occasioni limitate di entrare in relazione con coetanei estranei al proprio mondo sociale, soprattutto se il partner della vita è conosciuto, come spesso accade, nell’età dell’adolescenza. Come si è visto, molto più spesso dei piemontesi e dei torinesi, i meridionali si fermano alla licenza media e da questo momento in avanti gli spazi urbani e sociali frequentati dagli uni e dagli altri tendono a segregarsi in modo sempre più netto. Alle scuole superiori la presenza di giovani di origine meridionale si assottiglia e qui i piemontesi e torinesi troveranno il futuro coniuge tra altri piemontesi e torinesi. Per chi invece ha abbandonato la scuola dopo le medie i luoghi più frequenti di incontro del partner sono altri: le case dei parenti, i gruppi di coetanei che si formano nel vicinato, il paese dei genitori dove si trascorrono le vacanze estive, il luogo di lavoro. Com’è facile attendersi, un destino diverso sembra riservato a quella minoranza che prosegue gli studi: chi frequenta un ambiente di studenti ha maggiori opportunità di intrecciare relazioni con ragazzi non meridionali e lo stesso vale per chi frequenta ambiti parrocchiali o associazioni scoutistiche. Ma in questi casi non è da sottovalutare la presenza di specifiche strategie di genitori immigrati che ambiscono a una progressione sociale per i loro figli. Sono infatti loro a indirizzarli su frequentazioni e contesti sociali selezionati rispetto alla massa degli immigrati a Torino.

 

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Immigrant optimism? Educational decision-making processes in immigrant families in Italy

Michael Eve

 

It seems to be a frequent pattern, found in many national contexts, that children of immigrants choose more “ambitious” educational trajectories than might be expected either from their school results or from their family’s social background. This article asks whether similar patterns can be seen in a “new immigration country” like Italy, where very tight family budgets might not seem to encourage long educational trajectories. At first sight, the choices of high school track made by students and their families (with more families choosing vocational or technical schools than the generalist liceo) might seem evidence of slight ambition. I argue, however, that this interpretation is incorrect and that children of immigrants do have relatively high aspirations, especially considering family background and school results – in other words, results not dissimilar to elsewhere. The article uses qualitative interviews with children of immigrants and their parents in Piedmont (north-west Italy) to explore how choices of school and university are made, by whom they are made, using what criteria; and the reasons for “persistence” in relatively long educational careers, even in spite of difficulties. I suggest this Italian evidence throws light on educational decision-making more generally, and on the meaning to be given to “immigrant optimism” or “resilience

 

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Strade in salita. Figlie e figli dell'immigrazione meridionale al Nord

Anna Badino http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&Itemid=72&isbn=9788843067770

 

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"Portami con te lontano". Istruzione e inserimento sociale dei giovani migranti al termine della scuola secondaria di II grado

Arianna Santero
Tesi di dottorato, Universita' di Torino, a.a. 2009-2011

 

 

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Un commento sulle differenze demografiche a Torino negli anni dell?arrivo in massa dei meridionali

Franco Ramella

 

 

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Un sondaggio sulle schede di famiglia del censimento della popolazione di Torino del 1971

Franco Ramella

 

 

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Da dove vieni? Quanto contano le categorie etnonazionali?

Maria Perino
In: Straniero a chi? Sezione monografica di quaderni di Sociologia n 63/2013

 

In: Straniero a chi?

Sezione monografica di quaderni di Sociologia n 63/2013

Maria Perino, Da dove vieni? Quanto contano le categorie etnonazionali?

Sintesi dell’articolo

Questo articolo utilizza materiale empirico originale tratto dalle interviste realizzate per la ricerca Secondgen, al fine di indagare le categorie cognitive utilizzate da giovani di origine straniera per identificarsi e differenziarsi. L’analisi si basa sul contributo teorico sviluppato da Brubaker e Wimmer, e si colloca in prospettiva critica rispetto alla diffusa tendenza di interpretare le identità/identificazioni dei giovani di seconda generazione in termini nazional-culturali.

Uno degli obiettivi della ricerca prevede l’esplorazione delle carriere delle seconde generazioni di origine straniera, con entrambi i genitori nati all’estero, mediante oltre 200 interviste in profondità rivolte a giovani, tra i 18 e i 30 anni residenti in Italia da almeno 7 anni (rispetto all’approccio decimale proposto da Rumbaut i giovani intervistati sono della generazione 1,50 e 1,75, con alcuni casi di generazione 2) e alle loro famiglie, con particolare attenzione alla descrizione degli ambienti con i quali l’intervistato quotidianamente si confronta.

La tesi di fondo è che le interazioni tra giovani di cosiddetta seconda generazione e giovani “locali” non sono riconducibili a mere interazioni tra membri di gruppi nazionali (o “etnici”) poiché nei processi di identificazione contano, più che la cultura di origine, le relazioni e gli ambienti in cui si cresce.

Si tratta di un’altra prospettiva rispetto a quella, molto diffusa, che insiste nella rappresentazione dei figli degli immigrati in tensione tra adesione alla cultura nazionale della “maggioranza” e riferimento alle tradizioni familiari, secondo l’immagine del giovane di seconda generazione “sospeso” tra due culture. Appare infatti più promettente dal punto di vista interpretativo l’analisi delle categorie che sono usate dai singoli individui per distinguersi, per identificarsi e caratterizzare sé e gli altri e dare senso alla propria posizione, nei processi quotidiani di formazione dei gruppi,tra interazioni, reti e risorse personali (Wimmer 2004, 2009).

Questa prospettiva, applicata al materiale empirico di Secondgen, permette di evidenziare che le persone in certe circostanze usano certe categorie. Esse esprimono una specifica esperienza migratoria, specifiche esperienze personali, posizione sociale, obiettivi, interessi, sono utilizzate per avvicinarsi o prendere le distanze. Possono emergere comunità etniche, o identificazioni in base al genere, al livello di istruzione o di classe, a elementi delle “culture giovanili”.

Il senso della prossimità e della distanza che emerge dai racconti dei giovani intervistati non è infatti centrato sull’origine nazionale ma sugli ambienti sociali. L’analisi delle nostre interviste evidenzia che i giovani apprendono e costruiscono categorie, schemi discorsivi e cognitivi negli ambienti sociali in cui si trovano. La differenziazione tra “radicati e esterni” - che noncorrisponde a quella tra italiani e stranieri - tra disciplinati e pigri, tra responsabili e irresponsabili, tra devianti e non devianti, tra quelli che lavorano molto e quelli che lavorano poco, tra i fighi e gli sfigati esprime codici morali, culture giovanili, etichette, criteri di classificazione appresi in Italia. Con questo materiale fornito dalle esperienze e dalle interazioni quotidiane, i giovani intervistati tracciano confini, valutano e descrivono se stessi e gli altri nella prassi relazionale quotidiana in contesti e ambienti sociali variabili.

Agli intervistati non sono state sottoposte specifiche domande sui processi identitari, le quali avrebbero potuto sollecitare l’uso dell’ampio repertorio retorico sull’identità e sull’essere o sentirsi “stranieri”, impedendo altre differenziazioni. Invece sono emersi i seguenti aspetti: innanzitutto i giovani classificano in diversi modi il mondo sociale e le categorie nazionali costituiscono solo uno dei sistemi di categorizzazione, non il sistema. Quando sono utilizzate effettivamente, questo avviene in circostanze sociali particolari, connesse con esperienze personali e con la propria biografia. Infine, nei casi in cui compare, il riferimento nazionale è sottoposto a distinzioni e specificazioni.

Certamente esiste in Italia un’ampia letteratura sui processi di costruzione identitaria che evidenzia l’eterogeneità delle situazioni, i differenti modelli di appartenenza a disposizione dei giovani per rappresentarsi e agire, e le forme di identificazione molteplici, deboli, strategiche, “ibride”, “meticce”. Questi discorsi rischiano tuttavia di rimanere nell’orizzonte di un’identità declinata in termini culturali tra appartenenza originaria e adesione al paese d’arrivo.

 


 

A case of 'second generation' disadvantage in internal migration: a challenge to theory?

Michael Eve Flavio Antonio Ceravolo
Migration: Global Development, New Frontiers . Interdisciplinary conference on migration jointly organised by the NORFACE Research Programme on Migration and the Centre for Research and Analysis of Migration (CReAM) at UCL, 2013

 

 

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"Straniero a chi?"

Flavio Antonio Ceravolo
Presentazione sezione monografica di Quaderni di Sociologia n63/2013

 

Nella sezione monografica di quaderni di Sociologia n63/2013 dal titolo "Straniero a chi?", curata da Flavio Antonio Ceravolo, vengono discussi alcuni primi risultati della ricerca SECONDGEN. Gli articoli della sezione guardano al problema delle seconde generazioni da prospettive teoriche e metodologiche un po’ differenti.
Michael Eve chiarisce quali sono le teorie che hanno ispirato la ricerca. I figli di immigrati offrono una importante occasione per integrare la riflessione teorica sulla stratificazione sociale con quella sui fenomeni migratori. Citando un certo numero di altri lavori di ricerca, egli mostra come troppo spesso l’influenza di variabili strutturali, come le condizioni economiche di partenza o la segregazione abitativa, assumono una scarsa rilevanza nello studio delle scelte di vita dei figli di migranti. Allo stesso modo, gli studi sulla stratificazione sociale spesso assegnano alla dimensione migratoria solo un ruolo residuale. Di qui la proposta di impegnarsi nello studio dei meccanismi di interazione fra migrazione e stratificazione sociale.
Maria Perino svolge un’attenta e approfondita critica dell’uso della provenienza nazionale come categoria analitica nelle ricerche sui figli di immigrati. muovendo dalla prospettiva teorica proposta da Brubaker e da Wimmer, la ricercatrice sostiene che i figli di immigrati non attribuiscono alle proprie origini nazionali un criterio principale di distinzione sociale. Al contrario: evocare nelle interviste la questione identitaria potrebbero inserire confini simbolici artificiali che finirebbero per influenzare le narrazioni dei figli degli immigrati e per conferire alla questione nazionale un peso sproporzionato. Per sostenere questa tesi congettura, Perino presenta materiale tratto da numerose interviste condotte nel quadro di SECONDGEN, nelle quali la dimensione identitaria non viene mai evocata dall’intervistatore. Proprio perché non sollecitati sulla questione specifica, gli intervistati assegnano alla dimensione dell’appartenenza nazionale un peso limitato, più ridotto di quanto accada di solito nelle interviste con figli di immigrati.
Il contributo di Anna Rita Calabrò rimette al centro della discussione il concetto di identità. Questa autrice ammette che un uso esplicito di categorizzazioni identitarie può erigere confini artificiali: ciò non devrebbe tuttavia indurci a respingere l’utilità del concetto. Occorre al contrario focalizzare l’attenzione sulla complessità di questo concetto e declinarlo in maniera argomentativa per rendere conto della altrettanto complessa natura dell’esperienza di vita dei figli degli immigrati.

Il primo articolo di questa sezione monografica, firmato da Stefano Molina e da Flavio Antonio Ceravolo, introduce il lettore ai principali argomenti degli studi sulle seconde generazioni. Glin autori si sono in particolare confrontati con le questioni poste da Ambrosini e Molina: quale profilo demografico hanno assunto le seconde generazioni con il procedere degli anni? Qual è lo stato di avanzamento della legislazione sul riconoscimento dei diritti di cittadinanza? Quale immagine pubblica hanno i figli degli immigrati? Sono stati scongiurati i rischi di una integrazione subalterna. Vengono così presentate e discusse molte fra le ricerche che hanno animato il dibattito sul tema in Italia nell’ultimo decennio.

 


 

I giovani di seconda generazione tra famiglia, scuola e lavoro: reti sociali e processi di selezione.

Enrico Allasino Maria Perino
Estratto dal paper presentato alla Espanet Conference 2012

 

I dati statistici (MIUR) indicano una forte concentrazione di studenti stranieri negli istituti tecnici e professionali e una loro scarsa presenza nei licei. Inoltre essi sono in ritardo nel percorso scolastico, interrompono gli studi, o hanno risultati insoddisfacenti in misura proporzionalmente maggiore rispetto ai cittadini italiani. Molte ricerche hanno già descritto in termini generali le possibili cause del problema, ma è necessario spiegare meglio chi e che cosa influenza le scelte scolastiche e come avviene in concreto il processo di selezione nei confronti dei giovani di seconda generazione, fra questioni legate al processo migratorio, alle specificità culturali e alla classe sociale. Occorre analizzare i problemi scolastici usualmente individuati (dalla insufficiente conoscenza dell'italiano ai problemi di disciplina, alla scarsa motivazione...) per capire come si esercita la selezione e si costruisce la figura sociale dello studente e del futuro lavoratore.

Il saggio, nell’ambito della ricerca Secondgen, analizza in particolare come le reti di relazioni familiari e amicali degli studenti di seconda generazione influiscono sulla scelta della scuola secondaria superiore, sulla determinazione a proseguire sino al diploma ed eventualmente sino alla laurea. La disponibilità di informazioni corrette, di esempi positivi fra amici o parenti, di sostegno nei momenti critici sono fondamentali per disegnare i percorsi tra scuola e lavoro. Quando il/la giovane di origine immigrata si trova nel percorso scolastico, apprende non solo nozioni, ma soprattutto è inserito in un processo di socializzazione alla scuola e in seguito al lavoro, attraverso gli stage e i lavori occasionali, in cui contano molto le interazioni sistematiche e quotidiane con gli insegnanti, con i compagni e con i potenziali datori di lavoro. Sono queste interazioni a originare situazioni che vengono poi interiorizzate dagli stessi studenti come disinteresse per la scuola, mancanza di motivazione verso alcune disciplineo incompatibilità di carattere con gli insegnanti e che possono influenzare, in seguito, anche la possibilità di trovare occupazioni adeguate.

 

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Il sorpasso. Percorsi sociali femminili nelle seconde generazioni di meridionali a Torino

Anna Badino
in Meridiana n. 75
http://www.viella.it/riviste/testata/8

 

The Overtaking. Social Female Route in the Second Southern Italy Generations in Turin
Many years after the end of the great internal migrations, a significant part of the population of Turin has southern origins. Historical studies only dealt with the first generation of immigrants, failing to analyse the destiny of the second generation, which grew up in a period of important economic transformations for the industrial North, namely the Seventies and the Eighties. Today, in Turin, coming from a family of southern immigrants means to belong to the working class. The reasons of this scarce intergenerational social mobility have not been exhaustively investigated. Two studies dealt with this issue and pointed out that the disadvantage of the sons of southern immigrants in the social pyramid finds its roots in the lower commitment to education, compared to locals. However, this phenomenon involves important differences according to gender. This article presents the results of a research that compared the educational paths of sons and daughters of southern families and local families. Boys and girls coming from southern families appear to have highly differentiated paths. The formers leave school earlier and immediately enter the labour market as workers. The latters seem to invest more in education and this gives them access to clerical jobs.

 


 

Seconde generazioni. Quali categorie di analisi?

Michael Eve Maria Perino
Mondi migranti, 2011, n. 2, pp. 175-193
http://www.francoangeli.it/riviste/sommario.asp?IDRivista=149

 

Nelle ricerche sulle seconde generazioni è molto diffusa la prospettiva nazional-culturale che utilizza la provenienza nazionale e la nozione di cultura di origine come elementi esplicativi dei comportamenti e dei processi sociali. Questo articolo propone, con alcuni riferimenti in particolare alla letteratura francese, un’analisi critica di tale prospettiva, sottolineando la necessità di esplorazioni dettagliate degli ambienti sociali in cui i giovani costruiscono la loro “cultura”. In una recente indagine a questionario in tre province piemontesi, il riscontro di vaste aree di similarità tra i ragazzi stranieri e i coetanei italiani che frequentano le stesse scuole sembra infatti indicare l’importanza del contesto locale nella formazione di molti atteggiamenti e comportamenti. Se i problemi dell'integrazione possono essere compresi solo in modo limitato come difficoltà di assimilazione alla cultura della società ricevente, noi suggeriamo che il dibattito e la ricerca dovrebbero essere più consapevolmente focalizzati sugli ambienti sociali in cui crescono i figli degli immigrati.

Infine, osservando che molti compagni di scuola dei giovani stranieri sono eredi dell’immigrazione interna, vogliamo sottolineare l’interesse di questo dato e la necessità di esplorare gli effetti dei processi migratori sulla stratificazione sociale.

Parole chiave: integrazione sociale - prospettiva culturalista - ambienti sociali - migrazioni internazionali e migrazioni interne

 

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